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Pallavolo. Serie B2/M. A Forlimpopoli i granata perdono 3 a 0

Volley. La 4 Torri non si ripete

di Andrea Tosini

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A Forlimpopoli la 4 Torri ha subito una brusca battuta d'arresto

Forlimpopoli. Sabato amaro per la 4 Torri Volley. A Forlimpopoli i granata non riescono a bissare il successo ottenuto sette giorni prima a Chioggia.
Il Naviop Forlì, concorrente diretto per la salvezza, è riuscito a strappare una vittoria pesante con un secco 3-0.
I romagnoli hanno certamente meritato ma si è trattato di una sfida molto più equilibrata e combattuta di quanto non dica il punteggio. Errori tecnici e una scarsa tenuta psicologica nei momenti chiave hanno giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dei ferraresi.

Il match inizia con una 4 Torri aggressiva che riesce a restare davanti nel punteggio per quasi tutta la frazione. Tuttavia, nel finale va in tilt la ricezione estense, i romagnoli ne approfittano e vincono il set.
Il secondo set è decisamente equilibrato. Ancora una volta però, sul 19-19, saltano gli schemi dei granata permettendo ancora una volta a Forlì di portarsi in vantaggio e vincere anche questa frazione.

All’inizio del terzo set traspare la voglia di reagire della 4 Torri. Tutto procede bene fino a metà del parziale poi, per l’ennesima volta, affiora puntuale il nervosismo. A questo punto un evidente errore arbitrale regala ai forlivesi il punto del vantaggio. Il palleggiatore Zambelli protesta e viene espulso per un set.
Da qui in poi i ragazzi di coach Tosi faticano a gestire il prosieguo della gara. Una Naviop in buona forma non ha problemi ad aggiudicarsi il suo primo successo stagionale.

La 4 Torri tornerà tra le mura amiche sabato prossimo contro Casinalbo, un’altra formazione in lotta per non retrocedere. Un successo sarebbe fondamentale per consolidare la squadra in un campionato che fino ad oggi ha riservato non poche sorprese.

2 novembre 2009

NAVIOP FENICE VOLLEY FORLI’ – CARIFE 4 TORRI 3-0
Parziali: 25-23; 25-22; 25-23

http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=56667&format=html

I candidati alla presidenza José Mujica e Luis Alberto Lacalle

I candidati alla presidenza José Mujica e Luis Alberto Lacalle

E’ ormai certo. Si andrà al ballottaggio tra Mujica e Lacalle il prossimo 29 novembre per le elezioni presidenziali in Uruguay.
L’ex guerrigliero tupamaro José “Pepe” Mujica, candidato del Frente Amplio (una coalizione di centro-sinistra), pur con i sondaggi a proprio favore non è riuscito a sfondare la soglia del 50%+1 fermandosi al 48% e rendendo così necessario il ricorso al ballottaggio.
Luis Alberto Lacalle, candidato del Partido Nacional e già presidente dell’Uruguay dal 1990 al 1995, è riuscito a conquistare il 30% dei consensi.
La tornata elettorale di ieri prevedeva anche l’elezione del Parlamento (dove il Frente Amplio dovrebbe riuscire a conquistare circa metà dei seggi in entrambe le camere) e due referendum, uno di questi chiedeva l’abolizione della legge che garantisce l’amnistia per i responsabili delle torture durante gli anni della dittatura (1973-1985) e sulla quale la Corte Costituzionale uruguayana aveva recentemente espresso un giudizio di incostituzionalità. I primi exit-poll sembrano però sancire il mancato raggiungimento del quorum per entrambi i quesiti.

Andrea Tosini

Pallavolo. Serie B2/M – 2° Giornata
Dalla laguna tre punti d’oro per la 4 Torri

CHIOGGIA – Sulla carta la 4 Torri era chiamata ad un’impresa difficile. Sabato pomeriggio i ragazzi di coach Tosi sono però riusciti a ribaltare a loro favore i pronostici della vigilia.
L’assenza di Casadei, impegnato in una tappa del FIVB World Tour di beach volley in Cina, e le problematiche condizioni fisiche di alcuni giocatori sembravano lasciare ben poco spazio alle speranze dei ferraresi.
Invece, come testimoniano i parziali, si è assistito ad una sfida equilibrata e combattuta.

Parte bene il sestetto granata che conquista il primo set 25-23. Nel secondo set la 4 Torri recupera l’iniziale svantaggio ma alcuni errori nel finale regalano il pareggio ai chioggiotti. La reazione dei ferraresi non si fa però attendere e in un terzo set all’insegna dell’equilibrio la 4 Torri, grazie ad un’ottima impostazione di gioco, riesce a tenere dietro i veneti. Il set si conclude con un muro vincente di Smanio.
Il Volley Chioggia accusa il colpo e nel quarto set Ferrara riesce ad imporre il proprio gioco ai padroni di casa. I granata possono quindi festeggiare la prima vittoria stagionale.

Sabato prossimo la 4 Torri farà visita al Naviop Fenice Volley Forlì, ancora a secco di punti dopo le prime due partite.

Andrea Tosini

Lo so che sembra inutile tirare fuori le solite lamentele: “non ci sono più i valori di una volta”, “eh, ai miei tempi era diverso…”. Ma una buona volta chiediamoci seriamente cosa possiamo fare nel nostro piccolo. Scopriremmo che ognuno di noi ha una missione da portare avanti, una missione educativa. Proviamo a rifletterci su, e scopriremmo che le cose stanno veramente così.

 

I RAGAZZI E I SILENZI DEGLI ADULTI

I nostri figli senza maestri
di Isabella Bossi Fedrigotti
Della politica, di ogni suo minimo sussulto, controversia o screzio, si discute per giorni, si ragiona, si polemizza. Dei giovani e giovanissimi, dei loro problemi, dei loro allarmi, della loro violenza, dei terrificanti crimini che riescono a commettere quando ancora, almeno in teoria, devono rispettare l’orario di rientro dettato dai genitori, dopo un momentaneo commento incredulo e sbigottito, si tende, invece, a tacere. E così gli accoltellamenti, le rapine, le aggressioni, gli stupri di gruppo, gli assassini per opera di adolescenti o poco più transitano veloci, giorno dopo giorno, negli spazi delle cronache nere senza che ci prendiamo la briga di riflettere davvero su cosa sta succedendo nella nostra società. Di loro, dei ragazzi, quando li arrestano, si coglie per lo più la freddezza e l’indifferenza, non solo per le vittime ma anche per i propri cari e il proprio destino, quasi che qualsiasi cosa—compreso il carcere — fosse preferibile all’insopportabile noia che li affligge. E sembra specchiarsi, quest’indifferenza, nel loro abbigliamento, sempre uguale, jeans, scarpe sportive e felpa, del tutto indifferente a diversi luoghi e occasioni: casa, scuola, lavoro, pub, sport oppure discoteca.
Vanno e rubano, vanno e accoltellano, vanno e dan fuoco a un barbone, vanno e uccidono un compagno di scorribande, quasi sempre in gruppo, per farsi forza, naturalmente, perché da soli forse non oserebbero; e noi ce la sbrighiamo parlando di «fenomeno delle baby gang», come se il termine straniero minimizzasse la tragicità dei fatti. Ma da dove vengono e chi sono questi alieni crudeli e indifferenti? Da case normali per lo più; anche dal degrado, dalla miseria e dall’emarginazione, ma altrettanto, da case belle, quartieri buoni e famiglie per bene. Potrebbero essere figli di tutti noi, incappati per insicurezza, per solitudine, per noia nell’amico più forte, nel gruppo sbagliato; e si sa che il gruppo ormai conta più della famiglia, per il semplice fatto che la famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai. Oltre a essere spesso dimezzata, per cui i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori, non è più come un tempo affiancata e sostenuta nel suo magistero dagli insegnanti e da altre figure di educatori come, per esempio, i parroci, per ragioni che a volte risalgono paradossalmente proprio alla famiglia.
Se, infatti, padri e madri—come spesso succede — prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori, è difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione. E rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa è, ovviamente, una scelta rispettabilissima che però priva la famiglia di un supporto non indifferente. Moltissimi sono naturalmente i padri e le madri forti abbastanza per farcela da soli a insegnare ai figli cos’è bene e cos’è male, ma molti sono anche quelli che, invece, non ce la fanno. Ma c’è dell’altro, ed è la profondissima infelicità dei giovani. Perché è certo che sono infelici, lo gridano dietro i loro indecifrabili silenzi, che non sempre riflettono soltanto il comodo, rilassante oppure stanco silenzio degli adulti. È un’infelicità chiusa e senza desideri, peraltro, secondo il geniale titolo del romanzo di Peter Handke, perché non può esserci desiderio dove non c’è speranza.
Ecco, quel che atterra i nostri figli, quel che toglie loro qualsiasi energia positiva, quel che li rende tetri e annoiati e, dunque, disponibili alle trasgressioni più atroci, è la mancanza di speranze condivise. Speranze che molto prima di essere di natura economica sono di natura ideale, nutrimento e carburante indispensabile per i giovani. Anche per noi adulti, ovviamente, perché l’uomo non può vivere senza aspettarsi per domani una sia pur minuscola luce, ma in modo molto meno assoluto e radicale, perché abbiamo ormai imparato bene a difenderci dal vuoto. Speranze —condivise — che una volta riguardavano la politica, per esempio, oppure la religione o la cultura e che adesso, mediamente, s’innalzano fino ai successi della squadra di calcio del cuore o al sogno di finire in tv oppure alla conquista di un certo tipo di abbigliamento firmato e uniforme. Poveri ragazzi, viene da dire, però è questo il piatto che abbiamo preparato per loro, gli esempi che abbiamo fornito, i modelli che abbiamo fabbricato. Ed è un serpente che si morde la coda perché se famiglia, scuola e istituzioni varie oggi si rivelano così deboli, così inascoltate e incapaci di educare è anche perché per prime sembrano aver smarrito nel tempo le ragioni forti del loro essere. I maestri, insomma, i tanto invocati maestri grandemente scarseggiano perché non credono più al loro magistero.
30 aprile 2009
I RAGAZZI E I SILENZI DEGLI ADULTI
I nostri figli senza maestri

di Isabella Bossi Fedrigotti

Della politica, di ogni suo minimo sussulto, controversia o screzio, si discute per giorni, si ragiona, si polemizza. Dei giovani e giovanissimi, dei loro problemi, dei loro allarmi, della loro violenza, dei terrificanti crimini che riescono a commettere quando ancora, almeno in teoria, devono rispettare l’orario di rientro dettato dai genitori, dopo un momentaneo commento incredulo e sbigottito, si tende, invece, a tacere. E così gli accoltellamenti, le rapine, le aggressioni, gli stupri di gruppo, gli assassini per opera di adolescenti o poco più transitano veloci, giorno dopo giorno, negli spazi delle cronache nere senza che ci prendiamo la briga di riflettere davvero su cosa sta succedendo nella nostra società. Di loro, dei ragazzi, quando li arrestano, si coglie per lo più la freddezza e l’indifferenza, non solo per le vittime ma anche per i propri cari e il proprio destino, quasi che qualsiasi cosa—compreso il carcere — fosse preferibile all’insopportabile noia che li affligge. E sembra specchiarsi, quest’indifferenza, nel loro abbigliamento, sempre uguale, jeans, scarpe sportive e felpa, del tutto indifferente a diversi luoghi e occasioni: casa, scuola, lavoro, pub, sport oppure discoteca.
Vanno e rubano, vanno e accoltellano, vanno e dan fuoco a un barbone, vanno e uccidono un compagno di scorribande, quasi sempre in gruppo, per farsi forza, naturalmente, perché da soli forse non oserebbero; e noi ce la sbrighiamo parlando di «fenomeno delle baby gang», come se il termine straniero minimizzasse la tragicità dei fatti. Ma da dove vengono e chi sono questi alieni crudeli e indifferenti? Da case normali per lo più; anche dal degrado, dalla miseria e dall’emarginazione, ma altrettanto, da case belle, quartieri buoni e famiglie per bene. Potrebbero essere figli di tutti noi, incappati per insicurezza, per solitudine, per noia nell’amico più forte, nel gruppo sbagliato; e si sa che il gruppo ormai conta più della famiglia, per il semplice fatto che la famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai. Oltre a essere spesso dimezzata, per cui i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori, non è più come un tempo affiancata e sostenuta nel suo magistero dagli insegnanti e da altre figure di educatori come, per esempio, i parroci, per ragioni che a volte risalgono paradossalmente proprio alla famiglia.
Se, infatti, padri e madri—come spesso succede — prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori, è difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione. E rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa è, ovviamente, una scelta rispettabilissima che però priva la famiglia di un supporto non indifferente. Moltissimi sono naturalmente i padri e le madri forti abbastanza per farcela da soli a insegnare ai figli cos’è bene e cos’è male, ma molti sono anche quelli che, invece, non ce la fanno. Ma c’è dell’altro, ed è la profondissima infelicità dei giovani. Perché è certo che sono infelici, lo gridano dietro i loro indecifrabili silenzi, che non sempre riflettono soltanto il comodo, rilassante oppure stanco silenzio degli adulti. È un’infelicità chiusa e senza desideri, peraltro, secondo il geniale titolo del romanzo di Peter Handke, perché non può esserci desiderio dove non c’è speranza.
Ecco, quel che atterra i nostri figli, quel che toglie loro qualsiasi energia positiva, quel che li rende tetri e annoiati e, dunque, disponibili alle trasgressioni più atroci, è la mancanza di speranze condivise. Speranze che molto prima di essere di natura economica sono di natura ideale, nutrimento e carburante indispensabile per i giovani. Anche per noi adulti, ovviamente, perché l’uomo non può vivere senza aspettarsi per domani una sia pur minuscola luce, ma in modo molto meno assoluto e radicale, perché abbiamo ormai imparato bene a difenderci dal vuoto. Speranze —condivise — che una volta riguardavano la politica, per esempio, oppure la religione o la cultura e che adesso, mediamente, s’innalzano fino ai successi della squadra di calcio del cuore o al sogno di finire in tv oppure alla conquista di un certo tipo di abbigliamento firmato e uniforme. Poveri ragazzi, viene da dire, però è questo il piatto che abbiamo preparato per loro, gli esempi che abbiamo fornito, i modelli che abbiamo fabbricato. Ed è un serpente che si morde la coda perché se famiglia, scuola e istituzioni varie oggi si rivelano così deboli, così inascoltate e incapaci di educare è anche perché per prime sembrano aver smarrito nel tempo le ragioni forti del loro essere. I maestri, insomma, i tanto invocati maestri grandemente scarseggiano perché non credono più al loro magistero.

30 aprile 2009

Professione blogger

Non sarebbe bello pensare di poter guadagnarsi da vivere facendo il blogger?
Qualcuno in America lo fa. Ma l’America è l’America e non credo che nel nostro paese ci siano tante possibilità. Al limite si può raggranellare qualche euro dalla pubblicità. Ma a parte Beppe Grillo e pochi altri, esistono dei top blogger in Italia? Ne dubito…

http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/tecnologia/giornalisti-online/blogger-professione/blogger-professione.html

Professione blogger, l’anno del boom. Guadagnare con un post online

di Alberto Flores d’Arcais

NEW YORK – Professione blogger. Che negli ultimi due-tre anni ci fosse stato il boom era risaputo, ma che in America la categoria di chi si guadagna da vivere “postando” online fosse più numerosa dei programmatori di computer, dei pompieri o dei baristi (tanto per citare molto diversi tra loro) e alla pari con gli avvocati – anche se questi ultimi guadagnano sicuramente di più – nessuno lo immaginava.

Lo ha scoperto il Wall Street Journal che in un articolo (sul sito online) – mettendo insieme gli studi, le analisi e le statistiche disponibili – è arrivato al sorprendente risultato. Tra gli oltre 20 milioni di blogger presi in esame in America (tutti quelli che lo fanno per passione, per informare, per gioco o per qualsiasi altro motivo) ce ne sono 1,7 milioni che ci guadagnano sopra. E per 452mila di costoro quei soldi sono la prima fonte di stipendio.

“Siamo diventati la nazione più noisily ostinated (traducendo alla lettera “rumorosamente ostinata nelle opinioni”) sulla faccia della terra”, ironizza il Wsj. Arrivando ad ipotizzare che nella “Information Age”, l’era dell’informazione, che ha prodotto così tante nuove professioni, il blogging potrebbe essere quella che avrà il maggiore impatto e le maggiori conseguenze “sulla nostra cultura”. Se i giornalisti erano “il quarto potere, i blogger stanno diventando il quinto”.

Un’attività iniziata come “forum di discussione” sulla politica e le nuove tecnologie si è allargata rapidamente a tutti i campi immaginabili della vita, “dalla maternità alla sanità, dalle arti alla moda, fino alla odontoiatria”. Quello che era iniziato “come un hobby o uno sbocco per volontari” sta diventando un “big business” per i nuovi siti emergenti, per le società che da questi vengono giudicate e per tutti coloro che lavorano “in questa nuova industria”.

Viene anche fornito l’identikit del blogger. Molto istruiti (tre quarti sono laureati in un college), la maggioranza bianchi che guadagnano sopra la media. Un giovane americano su tre fa il “blogger” (nel senso più esteso) e tra questi chi ci guadagna per vivere è il due per cento. In che modo? Secondo i calcoli del Wsj con centomila visitatori unici al mese un sito può guadagnare 75mila dollari all’anno. Per un buon “post” i blogger possono prendere da 75 a 200 dollari, qualcuno può fare addirittura lo ’spokeblogger’, pagato dai pubblicitari per “bloggare” un prodotto.

Considerato che è un lavoro che non prevede spese di trasporti, che ha costi iniziali bassi (ma un orario tra le 50 e le 60 ore settimanali) è naturale che attiri tantissimi giovani. I professionisti, quelli che sono assunti e lavorano per una società, sono pagati tra i 45mila e i 90mila dollari l’anno, una piccola percentuale raggiunge anche i 200mila.

Mentre il numero dei blogger cresce, il numero dei professionisti dell’informazione tradizionale diminuisce significativamente. Solo a Washington – la città più “blogged” d’America e forse del mondo – rispetto a pochi anni fa è diminuito del 79 per cento il numero dei giornalisti che lavorano nei tradizionali giornali di carta. Del resto i siti online al top della graduatoria già oggi hanno introiti considerevoli e a un certo punto “non ci sono dubbi che l’Huffington Post varrà più del Washington Post”.

(21 aprile 2009)

Madonna del Poggetto

Il Santuario della Beata Vergine Maria del Poggetto (comunemente chiamato “il Poggetto”) si trova poco fuori la frazione di Sant’Egidio nel territorio del Comune di Ferrara a circa 10 km dal centro della città estense.
Esso è situato in cima ad una collinetta (poggetto, appunto) in mezzo al terreno completamente pianeggiante che la circonda.

Il Santuario del Poggetto e il campanile. In basso a sinistra uno dei 15 capitelli con i misteri del Rosario.

Il Santuario del Poggetto e il campanile. In basso a sinistra uno dei 15 capitelli con i misteri del Rosario.

La prima citazione del santuario in un documento scritto risale al 1317 ma si ritiene che già a partire dal XI secolo il luogo fosse meta di pellegrinaggi, probabilmente da parte di contadini delle zone limitrofe che trovavano in cima al poggetto un luogo sicuro per ripararsi dalle frequenti inondazioni, tutt’altro che rare a quell’epoca.
Altre testimonianze scritte dei periodi successivi (in particolare del XVII secolo) ribadiscono l’importanza religiosa del luogo.
Nel 1894 la chiesa viene ampliata e la facciata è interamente ricostruita. All’interno si trovano alcune opere importanti, tra le quali spicca un quadro della Madonna con il Bambino attribuito al Bastianino
Il campanile, posto a pochi metri dalla chiesa, è opera più recente essendo stato innalzato soltanto nel 1933.
Nel 1945 un incendio appiccato alla chiesa e alle case circostanti da alcuni soldati tedeschi in ritirata danneggiò il patrimonio artistico del luogo. In particolare venne distrutta l’icona di terracotta della Madonna, l’oggetto da cui ebbe origine la devozione al luogo. Il quadro del Bastianino riuscì invece ad essere tratto in salvo.

Intorno al santuario un parco con prati ben tenuti e vialetti alberati rende il luogo un’oasi di pace e tranquillità. Da segnalare inoltre, lungo i sentieri che circondano la chiesa, quindici capitelli raffiguranti gli altrettanti misteri del Rosario.
Immerso nel verde della tranquilla campagna ferrarese il Poggetto è spesso la cornice ideale per la celebrazione di matrimoni.
Ogni anno, a maggio, l’area è animata da un evento (il “Maggio al Poggetto”) a carattere gastronomico e musicale più altre attività rivolte soprattutto ai più piccoli.

Andrea Tosini

Per vedere il Santuario su Google Maps cliccate qui

Pange Lingua

Inno eucaristico attribuito a San Tommaso d’Aquino.

Pange, lingua, gloriósi
Córporis mystérium,
Sanguinisque pretiosi,
Quem in mundi pretium
Fructus ventris generosi
Rex effudit gentium.
Nobis datus, nobis natus
Ex intacta Virgine,
Et in mundo conversatus,
Sparso verbi semine,
Sui moras incolatus
Miro clausit ordine.
In supremæ nocte cenæ
recumbens cum fratribus,
observata lege plene
cibis in legamibus, -> cibis in legalibus
Cibum turbæ duodenæ
se dat suis manibus.
Verbum caro, panem verum
verbo carnem efficit:
fitque sanguis Christi merum,
et si sensus deficit,
ad firmandum cor sincerum
sola fides sufficit.
Tantum ergo sacramentum
veneremur cernui,
et antiquum documentum
novo cedat ritui;
præstet fides supplementum
sensuum defectui.
Genitori Genitoque
laus et iubilatio,
salus, honor, virtus quoque
sit et benedictio;
Procedenti ab utroque
compar sit laudatio. Amen.

In questo momento di angoscia e sconforto, soltanto una preghiera.

WordReference.com

Nato dieci anni fa da un’idea di Michael Kellogg, WordReference si pone come uno dei dizionari più popolari del web. Secondo i dati forniti da Alexa (un’azienda californiana che si occupa di fornire statistiche sui siti internet più visitati) esso si piazza nella top 500 mondiale.
Attualmente su WordReference sono disponibili le seguenti lingue: inglese, francese, italiano, spagnolo, portoghese, tedesco, russo, polacco, rumeno, ceco, greco, turco, cinese, giapponese e coreano.  Tuttavia, ulteriori aggiunte sono previste per i prossimi mesi.
Il sito è quasi totalmente gratuito. Gli unici servizi a pagamento (al costo di 30 euro all’anno) danno la possibilità di accedere ai database dei dizionari Oxford.
Caratteristica particolare di WordReference è la presenza di un forum all’interno del quale è possibile discutere di questioni grammaticali.
Per chi visita siti o per chi deve scrivere testi in lingue straniere WordReference è un compagno inseparabile.

Se non lo conoscete, merita una visita. Apprezzerete la sua semplicità e la sua intuitività: www.wordreference.com.

Te Deum

Il Te Deum di Marc-Antoine Charpentier nella Basilica di San Giacomo a Praga. Da brividi!

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